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Immunità e intestino: cosa possono fare i probiotici?

Aggiornamento: 16 nov 2021



Microbioma e probiotici. Temi sempre più comuni a tutti gli ambiti medici, quello otorinolaringoiatrico compreso. Abbiamo intervistato il Dott. Carlo Berardi, Responsabile U.O. Otorinolaringoiatria presso l’Istituto Clinico Città Studi di Milano, per capire meglio come inserire queste tematiche in relazione alla salute del cavo orale.

Per quale motivo l’intestino e il microbiota intestinale sono sempre di maggiore interesse, anche in ambito otorinolaringoiatrico?

L’intestino e il microbiota intestinale sono sempre di maggiore interesse, anche in ambito otorinolaringoiatrico. Il microbioma intestinale non dev’essere considerato un semplice organo bensì un apparato in comunicazione, diretta o indiretta, con tutti gli altri distretti microbiotici del nostro corpo. Grazie alla popolazione batterica che lo colonizza, il microbiota appunto, influenza molteplici aspetti della salute dell’ospite, da quello infiammatorio, a quello metabolico o immunitario. Importante è infatti il suo ruolo nella difesa da infezioni batteriche e/o virali come quelle che spesso interessano il cavo orale.

Su quali basi possiamo affermare che un microbiota intestinale in eubiosi è in grado di “attivare” meglio le difese del nostro organismo?

Sono molti gli studi che confermano il suo attivo coinvolgimento sin dalla nascita nella modulazione della risposta immunitaria. Un suo disequilibrio o disbiosi soprattutto durante la fase di maturazione, compromette la salute dell’individuo anche nel lungo termine esponendolo a un maggior rischio di allergie o disfunzioni metaboliche.

Conoscendone l’importanza, è perciò fondamentale salvaguardalo.

In che modo?

Nonostante la risposta non sia uguale per tutti e in tutte le circostanze, le nostre “armi” principali sono una dieta varia ed equilibrata, ricca di fibre e a ridotto consumo di grassi o cibi lavorati alla quale si aggiungono probiotici e prebiotici.

L’utilizzo di questi ultimi dev’essere però ben ponderato per non vanificarne l’utilizzo. Importante è infatti considerare il concetto di “ceppo-specificità” secondo il quale ogni singolo ceppo ha caratteristiche ed effetti unici, talvolta differenti od opposti anche a ceppi della stessa classe. La modalità di somministrazione e la dose sono aspetti altrettanto importanti.

Anche nel nostro campo, otorinolaringoiatrico, l’uso di probiotici e prebiotici sta prendendo sempre più piede, soprattutto in caso di terapie antibiotiche.

Per quale motivo è importante associare un probiotico all’antibiotico?

Perché la maggior parte di questi farmaci agisce combattendo l’agente patogeno, ma anche facendo “terra bruciata” attaccando cioè anche ceppi commensali indispensabili per il mantenimento dell’equilibrio. Co-somministrando probiotici mirati si va quindi a supportare l’espressione delle “vittime innocenti” riducendo i tempi per il ripristino di eubiosi.

I probiotici non vengono però solo utilizzati in associazione ad antibiotici, quindi in fase di cura. Si inizia infatti a parlare di “bioprotica” ossia di prevenzione delle malattie attraverso una somministrazione anticipata. In questo modo si va non solo a ridurre il rischio di infezione, soprattutto in soggetti predisposti, ma anche il conseguente uso di antibiotici che, come sappiamo, è sempre più collegato a effetti indesiderati come quello della resistenza.

È vero che il microbiota cambia in base ai vari distretti del nostro organismo?

Nonostante il microbiota intestinale sia fra tutti quello più studiato, sono in costante aumento anche le conoscenze di altri distretti quale il cavo orale. Bisogna tener conto che ogni sito corporeo ha un microbioma specifico, capirne le caratteristiche nonché le correlazioni interne e con altri distretti è indispensabile per giocare d’anticipo e, nel caso di patologia, intervenire in modo mirato e alternativo ai classici antibiotici migliorando la nostra salute a vari livelli.


https://microbioma.it/area-riservata/immunita-e-intestino-cosa-possono-fare-i-probiotici/




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